L’Emotività del Diabete: Il Diabete Osservato da un Punto di Vista Psicologico

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Diabete e Psicologia: Convivenza instabile con una patologia autoimmune, volubile e fluida

Un articolo scritto a quattro mani con Jessica Zanardo, autrice del libro “La vita di un’altra” e fondatrice dell’omonima pagina Facebook, dove migliaia di persone condividono la propria esperienza di convivenza con quella che è una patologia difficile da gestire e che scuote emotivamente chi ne è affetto.

È risaputo e appurato che le patologie autoimmuni presentino una percentuale di caratteristiche psicologiche che concorrono in un miglioramento e/o peggioramento della condizione psicofisica della persona.

Nel caso del diabete diversi studi e ricerche hanno dimostrato quanto sia elevata la relazione bidirezionale tra emozioni positive e negative e qualità di vita e di gestione di questa condizione estremamente complessa e tormentata. La maggior parte dei pazienti che seguo in consulenza con diagnosi di diabete presso il mio studio di psicologia a Bari, racconta di avere difficoltà nella gestione quotidiana del diabete soprattutto quando, insieme alla cura farmacologica effettuata efficacemente, vivono dinamiche e situazioni a forte impatto emotivo.

Nei mesi scorsi ho contattato Jessica Zanardo, scrittrice e autrice del libro “La vita di un’altra” e fondatrice della pagina Facebook con il medesimo nome (qui il link alla pagina facebook gestita da Jessica), chiedendole di collaborare per la realizzazione di un articolo a quattro mani che potesse spiegare da un punto di vista esperienziale e psicologico cosa significa convivere con il diabete.

La proposta è stata ben accolta da Jessica (😍) e negli ultimi mesi ci siamo spesso scritte e confrontate, per arrivare ad oggi, con la pubblicazione di questo articolo.

L’idea di partenza è che non è possibile spiegare il diabete a un diabetico, anche per via della esclusività sintomatologica e caratterizzante che il diabete ha per ogni singolo individuo. Per questo motivo l’articolo ha come obiettivo informare e spiegare, attraverso testimonianze dirette di chi convive con la patologia, associate a delucidazioni tecniche di chi si occupa della patologia da un punto di vista psicologico, riguardo la convivenza quotidiana con una patologia autoimmune instabile e fluida quale il diabete al fine di incrementare la consapevolezza di normoglicemici e diabetici sul tema.

 

meme sul diabete e psicologia

Meme sul difficile rapporto di convivenza con il diabete e i suoi aspetti psicologici. Fonte: Pagina Facebook “La vita di un’altra”

Quale caratteristica del diabete ti scuote emotivamente?

Nel ragionare su come avremmo potuto al meglio raccogliere la testimonianza di chi con il diabete ci convive da tempo, Insieme a Jessica, abbiamo pensato di porre una domanda specifica alle tante persone che la seguono sui social e che condividono con lei, e con tutti gli altri, la loro gestione quotidiana della patologia:

“Qual è la caratteristica del diabete che ti scuote emotivamente?”

Vuoi perchè Jessica è riuscita nel tempo a mettere insieme e alimentare la crescita di un gruppo di persone che hanno la gioia di condividere ciò che ognuno spesso tiene per sé e difficilmente riesce a fare con un normoglicemico, vuoi perchè questa condizione DAVVERO scuote emotivamente chi ne soffre, le risposte alla domanda di Jessica sono state tante quante le persone che seguono la sua pagina facebook.

Riportarle tutte sarebbe stato un po’ complicato, ma abbiamo deciso di suddividerle in alcune macro categorie:

  1. La paura del “per sempre”;
  2. La paura di diventare un T3 (trasmettere la patologia ai propri figli);
  3. La paura del cambiamento e dell’ingestibilità;
  4. Il timore delle complicanze psicofisiche future;
  5. La mancanza di libertà;
  6. Il rischio di coma ipoglicemico e/o iperglicemico;
  7. La vecchiaia e la dipendenza dagli altri durante la vecchiaia;
  8. L’incomprensione da parte di normoglicemici (persone senza diagnosi di diabete);
  9. La presenza di stanchezza.

L’aspetto psicologico alla base delle preoccupazioni

Da un punto di vista psicologico, le risposte fornite riguardano tutte tre aspetti estremamente tragici sperimentati dall’essere umano:

  • Incertezza;
  • Mancanza di libertà;
  • Impotenza.

L’essere umano nasce con due caratteristiche preponderanti che lo accompagnano nei primi anni di vita: la dipendenza e l’impotenza nei confronti della sua figura di riferimento (il genitore). La condizione di impotenza e dipendenza si ridimensiona nel momento in cui crescendo, il sistema limbico, implicato nell’elaborazione di funzioni fondamentali per la conservazione della specie, si integra con funzioni sempre più complesse quali le emozioni, il senso di autocoscienza, l’umore, e quindi il comportamento dell’individuo. Crescendo, quindi, l’autocoscienza permette alla persona di sperimentare la sensazione di libertà nei confronti di se stesso, del proprio corpo, delle proprie scelte, della propria vita.

Il malessere nasce da una sensazione reale e/o percepita, da parte dell’individuo, di sentirsi prigioniero di una situazione e quindi dipendente e impotente, di perdere quindi la libertà di scelta nei confronti di sé stesso.

La sensazione che sperimenta la maggior parte dei pazienti che seguo durante gli incontri di consulenza psicologica e la maggior parte delle persone che hanno scritto la loro testimonianza sul blog di Jessica è questa, in relazione ad una condizione, quale il diabete, in continuo cambiamento e mutazione quotidiana.

A differenza di altre patologie, il diabete mette a dura prova chi lo vive perché richiede uno sforzo ed un’attenzione costante non solo da un punto di vista farmacologico, ma anche emotivo. La difficoltà nasce nel momento in cui inevitabilmente risulta difficile per una persona “controllare” le proprie emozioni, le situazioni inaspettate con la conseguenza di uno scompenso glicemico avuto a causa di emozioni positive e/o negative. Risulta difficile per un diabetico sentirsi “libero” di mangiare, dormire, camminare, avere un rapporto sessuale, ballare, uscire, bere senza dover tenere sott’occhio la propria glicemia per capire se e come può effettuare una qualsiasi attività quotidiana, fisica e/o mentale.

Questa sensazione procura quindi un vissuto di dipendenza dalla patologia, poiché se non controllata accuratamente comporta complicanze a breve e lungo termine difficili da gestire, ed una impotenza nei confronti di una condizione che NON si è scelto di vivere, che accompagna l’individuo per tutto l’arco di vita e che condiziona costantemente le giornate, i pensieri, le azioni, le decisioni.

Durante gli incontri con i miei pazienti presso il mio studio di Bari, mi è capitato usare spesso questa definizione per il diabete:

“la madre non sufficientemente buona che ti chiede di rispondere a difficoltà inaspettate create da lei, senza aiutarti mai.”

La più grande sofferenza che l’uomo può provare è data dalla sensazione di sentirsi continuamente impotente, dipendente sperimentando quindi quel senso di minaccia costante per la propria incolumità psicofisica. Questo è, in diverse misure e gravità, quello che sperimentano frequentemente le persone con diabete.

 

meme su diabete e psicologia

Meme sul complesso rapporto di convivenza la patologia del diabete. Fonte: Pagina Facebook “La vita di un’altra”

Cosa può aiutare una persona con diabete a gestire meglio la propria quotidianità e il proprio umore?

Come in tutte le terapie, la risposta a questa domanda può essere riassunta in una parola: la consapevolezza. Uno dei principi fondamentale che riguardano il benessere psicofisico delle persone è avere consapevolezza di sé, poiché attraverso la consapevolezza aumenta il senso di libertà e controllo di sé stessi e quindi si riduce il senso di impotenza e dipendenza nei confronti di una situazione di sofferenza.

La consapevolezza si incrementa attraverso la decodifica, la condivisione, la verbalizzazione dei vissuti dell’individuo e per questo la consulenza psicologica è importante poiché aiuta la persona a dare un significato funzionale alle emozioni e alle difficoltà sperimentate e a diventare padroni attivi di gestione di queste.

L’obiettivo non è soltanto accettare la propria condizione, poiché inequivocabilmente non si può accettare una patologia non richiesta e difficile da gestire, ma è rendere consapevoli e aiutare la persona a convivere con il diabete avendo padronanza di esso e sentendosi meno dipendente da esso, sentendosi liberi di legittimare a se stessi le paure, le emozioni, le sensazioni spiacevoli dando loro un senso e condividendole con gli altri. Questo lavoro può essere svolto attraverso il sostegno psicologico, ma anche attraverso la condivisione dei propri vissuti con persone vicine e con persone che sperimentano la stessa condizione.

La paura di esprimersi, con se stessi e con gli altri, blocca la possibilità di cambiare e migliorare la propria condizione. Per questo motivo concludo questo articolo con un bellissimo pensiero scritto da Jessica riguardo la sua condizione di diabetica e la sua esperienza di blogger e scrittrice al fine di rendere consapevole il lettore di quanto possa essere positivo condividere, esprimere, verbalizzare le proprie paure attraverso consulenze psicologiche, gruppi facebook, conversazioni e scambi di opinioni con esperti e con altri diabetici per migliorare la propria qualità di vita.

“Una persona con Diabete ha paura dei cambiamenti del proprio corpo, dello stile di vita, cambiamenti che a volte, farebbero solo bene. Ma si ha paura di cambiare, soprattutto con una patologia da gestire h 24, 365 giorni all’anno. Quindi si diventa un po’ schiavi di questi numeri, della routine, e si ha appunto paura di tutto ciò che mini la consequenzialità delle cose. Perché l’imprevedibilità è un’altra fortissima paura. Il diabete è imprevedibile e muta con il mutare del corpo, dell’animo umano. Tutto questo destabilizza. E si ha paura che questo destabilizzarsi possa portare alle fantomatiche complicanze. Si ha paura perché parlare di queste cose intimidisce. Perché dire “Non so gestirla bene” non si può ammettere nemmeno a se stessi. L’omertà nel diabete è cosa risaputa, ma quanto aiuterebbe essere liberi di parlare? Ecco, la parola libertà quest’agognata libertà. “Cosa darei per una giornata di libertà” chiunque l’ha pensato. Perché una delle cose che manca a noi diabetici è la libertà. Anche questi pensieri si fanno in separata sede, perché se lo dici a voce alta, ti potrebbero rispondere “ma dai, che c’è di peggio”. Perché la sensibilità delle persone è cosa rara, ma c’è da dire che è tutto un grande cerchio, un infinito cerchio di cause ed effetti. Se si parlasse di più, della verità, ecco che anche i normo glicemici potrebbero entrare nel nostro mondo e invece di una risposta costruita, potrebbero semplicemente CAPIRE.”

jessica zanardo autrice de La vita di un'altra

In foto Jessica Zanardo, autrice de “La vita di un’altra” che “saluta” Jack, in nomignolo con cui chiama la sua patologia

 

Tutte le immagini utilizzate in questo articolo sono state prese in prestito dalla pagina facebook La Vita di un’altra, creata e gestita da Jessica Zanardo.

La ringrazio per questa bellissima collaborazione e per la grande passione che mette in quello che fa.

psicologafraccascia
psicologafraccascia
Sono Psicologa a Bari e specializzanda in Terapia Sistemico Relazionale. Mi occupo prevalentemente di supporto psicologico individuale, di coppia, familiare e di sostegno ad adolescenti e a persone con malattie croniche e autoimmuni come il Diabete di tipo1. Sono registrata all'Ordine degli Psicologi della Puglia N. 5860 .

4 Comments

  1. Avatar Mimoza ha detto:

    Molto interessante,un punto di vista mai letto prima.

    • Grazie mille Mimoza, sono felice che abbia apprezzato questo articolo. Il mio obiettivo è cercare sempre di fornire una chiave di lettura ragionevole, efficace ed inequivocabile perché le difficoltà e la sofferenza possono ridursi se si ha maggior chiarezza di esse.

      Buona serata e grazie per il commento.

  2. Avatar Luca ha detto:

    Complimenti per l’articolo, molto chiaro e centrato sull’argomento. Da diabetico T1 condivido molte delle questioni trattate.

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