Senso di Inadeguatezza nella Coppia, ansia nel rapporto e attaccamento

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Cos’è il senso di inadeguatezza e perchè ci si sente inadeguati in amore

Scopriamo insieme da dove può derivare la sensazione di inferiorità, non idoneità o inadeguatezza attraverso la teoria dell’attaccamento di Bowbly

La sensazione di inadeguatezza può essere definita come un sentimento di mancanza e di inefficienza nei confronti di sé stessi che si estende nei vari ambiti di vita della persona che lo sperimenta: da quello lavorativo a quello fisico fino al senso di inadeguatezza nella coppia e nella relazione con il proprio partner.

La persona che si percepisce inadeguata non riesce ad a differenziare le proprie vittorie, le abilità, le risorse dalla reale incapacità nel compiere qualcosa e di conseguenza è costantemente accompagnata da un sentimento di minaccia, dubbio, incertezza nei confronti di quello che vive in tutti gli ambiti della sua vita.

Ad esempio, una persona che si percepisce costantemente inadeguata potrebbe pensare di non essere all’altezza del ruolo lavorativo che gli è stato affidato, oppure potrebbe sentirsi non adeguato per via del suo outfit o del suo aspetto fisico, durante un’uscita con amici, oppure potrebbe non sentirsi all’altezza del proprio partner vivendo un senso di inadeguatezza nella coppia. Potrebbe, ad esempio, creare paragoni con diverse tipologie di persone concludendo il confronto da perdente, con aspetti, caratteristiche negativi rispetto all’altra persona.

profilo di ragazza al buoi che si sente inadeguata in amore

Sentirsi inadeguati in amore

Nello scrivere questo articolo sono partita da una delle più frequenti casistiche che affronto nel mio studio di psicologa a Bari: il senso di inadeguatezza nell’amore e nella coppia da parte di uno dei due componenti. Lavorando spesso con coppie in crisi alla ricerca della giusta terapia per la coppia, non è difficile che spesso proprio il sentirsi inadeguati in amore sia una componente importante della crisi, al pari di una crisi sessuale di coppia.

Dalle sedute con i miei pazienti emerge spesso infatti la paura di non essere abbastanza per lui o per lei, oppure il timore di non sentirsi all’altezza del proprio partner. C’è chi tra loro definisce addirittura il proprio status come un complesso di inferiorità.

L’argomento non è però così semplice e le origini di questa sensazione di inadeguatezza, nella coppia così come in altri ambiti della nostra quotidianità, vanno ricercate nei nostri primi anni di vita e nel rapporto con la nostra figura genitoriale di riferimento: quello che da qui in avanti chiamerò caregiver. Per fare questo è importante però fare un breve excursus in ciò che il sentirsi inadeguato è per la psicologia moderna.

Senso di inadeguatezza: le cause identificate dalla psicologia

Una delle possibili cause alla base del sentimento di inadeguatezza che può sperimentare l’individuo è da ricercare nei vissuti delle cosiddette “relazioni primarie”, le prime relazioni sperimentate dall’individuo subito dopo la nascita, e cioè la relazione con i genitori.

Per spiegare quindi in modo chiaro il legame tra il senso di inadeguatezza e la relazione con le figure genitoriali, è opportuno definire la teoria dell’attaccamento, una teoria sviluppata negli anni ’60-’70 dallo psicologo americano John Bowlby – alla base della moderna psicoterapia sistemico relazionale – e utilizzata oggi per descrivere in modo chiaro ed efficace il tipo di attaccamento che la persona sperimenta nella prima fase della sua vita e che definisce la struttura di personalità dell’individuo in riferimento alle relazioni che sperimenterà in età adulta.

Secondo Bowlby, esistono quattro tipi di “stili di attaccamento” che il bambino sperimenta con il proprio caregiver (la figura di attaccamento primaria, la prima persona con cui il neonato inizia a sperimentare una relazione). La teoria dell’attaccamento si basa su due costrutti principali che il bambino sviluppa durante la crescita in base al tipo di legame instaurato con la figura di attaccamento:

  1. Sistema di attaccamento, cioè la percezione che il bambino ha di essere accudito, sicuro, protetto costantemente dalla figura di attaccamento definita dalla capacità che ha il caregiver di rispondere alle richieste di cura, accudimento, sicurezza inviate dal bambino;
  2. Sistema di esplorazione: tanto più il bambino si sentirà sicuro e rassicurato dalla presenza costante della figura di attaccamento, tanto più si sentirà pronto e capace di allontanarsi da questa per esplorare e conoscere il mondo che lo circonda con la consapevolezza di ritrovare il caregiver nel momento in cui si attiva il sistema di attaccamento. Immaginate quanto questo possa impattare sul sentirsi inadeguati o meno di una persona.

In base al tipo di relazione sperimentata dall’infante nei primi tre anni di vita, in relazione alla figura di attaccamento, si costituirà la struttura di personalità del bambino.

mani di padre e figlio come metafora della teoria dell'attaccamento

I quattro stili di “attaccamento” nella teoria di Bowlby

Gli stili di attaccamento sono principalmente:

  1. Attaccamento sicuro: definito sicuro perché il bambino si sente sufficientemente sicuro in relazione con il caregiver e la sicurezza gli permette di sperimentare l’allontanamento e di avere la certezza di non essere abbandonato e di ritrovare la figura di attaccamento pronta a riaccoglierlo, a sostenerlo e a prendersi cura di lui.
  2. Attaccamento insicuro – evitante: il bambino in questo caso, non riceve risposte sufficientemente adeguate dal caregiver quando chiede vicinanza e quindi quando si attiva il sistema di attaccamento e di conseguenza “disattiva” l’attaccamento iniziando a sviluppare in modo più elevato, il sistema di esplorazione e quindi abituandosi a non cercare più la presenza della figura di attaccamento. Questo tipo di risposta del bambino è da intendersi come un adattamento alla situazione traumatica e all’angoscia che prova ogni volta che la sua richiesta di attaccamento non viene accolta.
  3. Attaccamento insicuro – ambivalente: il bambino che sperimenta questo tipo di attaccamento avrà un atteggiamento di ipervigilanza nei confronti della figura di attaccamento e, di conseguenza, il sistema di esplorazione tenderà ad essere sbilanciato, poco attivato rispetto al sistema di attaccamento. Questo atteggiamento del bambino è conseguenza di comportamenti imprevedibili del caregiver che tenderà a volte a rispondere alle richieste di accudimento dell’infante, a volte no sviluppando un senso di incertezza e minaccia che il bambino gestirà adattandosi al contesto attraverso il comportamento descritto.
  4. Attaccamento disorganizzato: questo tipo di attaccamento è il più grave schema che si possa presentare perché descrive un sistema caratterizzato da maltrattamenti ed abusi evidenti nei confronti del bambino che risponderà ai soprusi attraverso comportamenti disfunzionali e incoerenti come appunto i comportamenti che ha sperimentato nella relazione con la figura di attaccamento.

L’attaccamento costituito con il caregiver è importante perché definisce quello che Bowlby chiama il “modello operativo interno” (M.O.I.) della persona e che riguarda la rappresentazione di sé stessi, come individui meritevoli o meno di fiducia, risposte positive, rassicurazioni, soddisfazioni, in definitiva adeguati al contesto, la rappresentazione degli altri come persone rassicuranti, stabili, o viceversa che attivano il sistema di minaccia e insicurezza nella persona, che si percepirà inadeguata, e quindi che riguarda la relazione che la persona instaura con il mondo circostante.

ragazza accovacciata con senso di inadeguatezza nella relazione

Come si manifesterà lo stile di attaccamento e la percezione di inadeguatezza nel rapporto con il partner?

La prima premessa da fare per poter affrontare il tema della relazione – e del senso di inadeguatezza in questa – connesso agli stili di attaccamento primario riguarda l’importanza della fase di ciclo di vita della persona connesso al costrutto dello svincolo avviato o meno dall’individuo. Lo svincolo, in psicologia, è definibile come la capacità della persona di sentirsi e definirsi adulto, autonomo, sano, forte e quindi di essere “pronto” a costruire una propria vita lontano dai propri genitori con i propri valori, le proprie idee, la propria autonomia fisica, psicologica, economica. Lo svincolo non è inteso soltanto da un punto di vista pratico, ma riguarda anche la libertà e la capacità che la persona ha nel decidere autonomamente, senza influenze di natura affettiva e/o emotiva, sulla propria vita.

Il periodo dello svincolo è generalmente osservabile nella prima età adulta e, rispetto agli stili di attaccamento descritti in precedente, lo svincolo dovrebbe teoricamente essere più facilmente eseguito se si è sviluppato con la figura di riferimento primaria uno stile di attaccamento sicuro.

Ma non è sempre così, poiché molto spesso nonostante siano osservabili vissuti e situazioni familiari che possono sottendere uno stile di attaccamento della categoria “insicuro”, la persona può attraverso le proprie risorse, le motivazioni, una terapia psicologica efficace, avere quello che in psicologia viene definito attaccamento sicuro “guadagnato”, permettendosi quindi la possibilità di svincolarsi emotivamente e fisicamente dal proprio nucleo familiare senza difficoltà estreme e difficili da gestire.

Se invece la persona per difficoltà e non per inefficienza, non riesce a guadagnarsi la possibilità di crearsi una identità propria e presenta difficoltà a incrementare la propria consapevolezza per concentrarsi sul suo benessere, sulle proprie risorse e sulla propria autonomia psico fisica, probabilmente le difficoltà e i vissuti di sofferenza consapevoli o meno, sperimentati nella propria infanzia si manifesteranno nelle relazioni con il mondo esterno. In questo caso il senso di inadeguatezza, nella coppia e nell’intero vissuto sarà sempre presente nell’individuo.

Lorna S. Benjamin, una psicoterapeuta americana definisce questo con la locuzione “la famiglia che si porta in testa” per descrivere quanto l’impossibilità di attuare uno svincolo emotivo e fisico dalla propria famiglia possa incidere sui rapporti sentimentali, emotivi, sociali, amicali, genitoriali.

Di conseguenza, una persona che ha sperimentato un attaccamento insicuro nei primi anni di vita, potrebbe percepirsi inadeguato e incapace di provare e ricevere amore, e quindi potrebbe avere relazioni non ottimali con il proprio partner.

Alcuni casi di inadeguatezza nella coppia

  • Una persona che ha conosciuto un attaccamento insicuro ambivalente potrebbe vivere la storia percependosi “amato a metà” e cioè pensando che il proprio partner possa chiudere la relazione da un momento – alimentando a volte una possibile crisi di coppia – all’altro poiché i “messaggi” ricevuti da quest’ultimo vengono decodificati, in base all’educazione affettiva appresa durante l’infanzia, in modo ambiguo e incerto.
  • Una persona che ha sperimentato un attaccamento evitante potrebbe sentirsi inadeguato e non pronto a vivere una relazione d’amore stabile, poiché ha appreso la regola secondo cui “io mi basto da solo”, rifiutando, inconsapevolmente, il desiderio naturale di sentirsi legati e di fidarsi del proprio partner.

Le sfumature di una relazione sono tante e complesse quanto l’essere umano, e non si possono ridurre soltanto al tipo di stile di attaccamento avuto durante l’infanzia. È però importante e indispensabile conoscere sé stessi e il modo di relazionarsi con il mondo circostante appreso e modellato o meno in base alla propria personalità per vivere una relazione d’amore in modo ottimale e consapevole.

psicologafraccascia
psicologafraccascia
Psicologa a Bari specializzata in Psicologia Clinica e attualmente in formazione come Psicoterapeuta Sistemico Relazionale. Sono iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Puglia, Bari con il numero 5860. Il mio interesse per la psicologia si rivolge principalmente verso lo studio dei sistemi familiari e relazionali attraverso terapie individuali, di coppia e familiari, il sostegno di pazienti con patologie organiche, precisamente con diagnosi di diabete di tipo 1 e il supporto emotivo e comportamentale di minori con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico.

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